Diffida genitori contro violazione diritti costituzionali propri e dei figli nelle scuole

Io sottoscritto, Avv. Carlo Florio, del foro di Bergamo, formulo la presente per conto dei seguenti genitori, i cui figli sono iscritti e frequentano il Vostro istituto [omissis]: Sigg.ri [omissis] genitori di [omissis]; Sigg.ri [omissis] genitori di [omissis] ....

 

Con riferimento alla Vostra Circolare n. [omissis] del [omissis], a firma del Dirigente Scolastico Prof.ssa [omissis], ed alle più restrittive misure adottate dal Governo con efficacia a decorrere dal 15.10.2021, Vi significo quanto segue.

 

Come esplicitamente indicato del Legislatore Europeo, il Reg 953/21 ed il green pass “non dovrebbe essere inteso come un'agevolazione o un incentivo all'adozione di restrizioni alla libera circolazione o di restrizioni ad altri diritti fondamentali, in risposta alla pandemia di COVID-19, visti i loro effetti negativi sui cittadini e le imprese dell'Unione” (considerando 14). Inoltre, “È necessario evitare la discriminazione diretta o indiretta di persone che non sono vaccinate, per esempio per motivi medici, perché non rientrano nel gruppo di destinatari per cui il vaccino anti COVID-19 è attualmente somministrato o consentito, come i bambini, o perché non hanno ancora avuto l'opportunità di essere vaccinate o hanno scelto di non essere vaccinate. Pertanto, il possesso di un certificato di vaccinazione, o di un certificato di vaccinazione che attesti l'uso di uno specifico vaccino anti COVID-19, non dovrebbe costituire una condizione preliminare per l'esercizio del diritto di libera circolazione o per l'utilizzo di servizi di trasporto passeggeri transfrontalieri quali linee aeree, treni, pullman, traghetti o qualsiasi altro mezzo di trasporto. Inoltre, il presente regolamento non può essere interpretato nel senso che istituisce un diritto o un obbligo a essere vaccinati” (considerando n. 36) v. per es. anche considerando 6 e i considerando 1 e 2 Dir 2004/38/CE. In tal senso si è pronunciato anche il Consiglio d’Europa con la inequivocabile risoluzione 236, in particolare all’art. 7.3.1.

 

Anche l’art 1 del citato Regolamento prevede espressamente che “Il presente regolamento contribuisce inoltre ad agevolare la revoca graduale delle restrizioni alla libera circolazione poste in essere dagli Stati membri” e non certo al fine contrario dell’introduzione, graduale e surrettizia, di un obbligo vaccinale: le limitazioni che lo Stato può imporre ai sensi dell’art. 11 del Reg 953/21, devono infatti esser “necessarie e proporzionate allo scopo di tutelare la salute pubblica” e dunque non possono essere strumento di discriminazione, coercizione e ricatto.

 

Ciò posto, la normativa italiana viola ed eccede i limiti espressamente imposti dalla normativa di riferimento europea e, fra l’altro, la Direttiva 2004/38/CE, il Regolamento n. 679/2016, il Regolamento n. 2018/1725 e – riservata ogni ulteriore contestazione per le opportune sedi legali – calpesta ingiustificatamente gli artt. 1, 2, 3, 6, 7, 8, 21, 45, 52 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea nonché l’art. 53 specie laddove espressamente richiama la Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell’Uomo e delle libertà fondamentali che risulta parimenti violata dall’attuale panorama normativo, senza precedenti o analoghi conformi nel resto del pianeta.

 

Vi ricordo che la Corte di Giustizia dell’Unione Europea è granitica nell’affermare i seguenti principi di diritto: “secondo una costante giurisprudenza della Corte, il primato del diritto dell’Unione impone che i giudici nazionali incaricati di applicare, nell’ambito delle loro competenze, le norme del diritto dell’Unione abbiano l’obbligo di garantire la piena efficacia di tali norme disapplicando all’occorrenza, di propria iniziativa, qualsiasi contraria disposizione nazionale, senza chiedere né attendere la previa soppressione di tale disposizione nazionale per via legislativa o mediante qualsiasi altro procedimento costituzionale (v., in tal senso, sentenze del 9 marzo 1978, Simmenthal, 106/77, EU:C:1978:49, punti 17, 21 e 24, e del 6 marzo 2018, SEGRO e Horváth, C‑52/16 e C‑113/16, EU:C:2018:157, punto 46 e giurisprudenza ivi citata). […] Come stabilito in più occasioni dalla Corte, tale obbligo di disapplicare una disposizione nazionale contraria al diritto dell’Unione incombe non solo sui giudici nazionali, ma anche su tutti gli organismi dello Stato, ivi comprese le autorità amministrative, incaricati di applicare, nell’ambito delle rispettive competenze, il diritto dell’Unione (v., in tal senso, sentenze del 22 giugno 1989, Costanzo, 103/88, EU:C:1989:256, punto 31; del 9 settembre 2003, CIF, C‑198/01, EU:C:2003:430, punto 49; del 12 gennaio 2010, Petersen, C‑341/08, EU:C:2010:4, punto 80, e del 14 settembre 2017, The Trustees of the BT Pension Scheme, C‑628/15, EU:C:2017:687, punto 54).

Ne consegue che il principio del primato del diritto dell’Unione impone non solo agli organi giurisdizionali, ma anche a tutte le istituzioni dello Stato membro di dare pieno effetto alle norme dell’Unione.” (Corte di Giustizia dell’Unione Europea, Grande Sezione, Sentenza 04.12.2018 nella causa C‑378/17)

 

Vi significo altresì che i provvedimenti da Voi adottati sono già forieri di gravi responsabilità in sede civile sul piano risarcitorio essendo granitico e consolidato l’orientamento della Corte di Giustizia dell’Unione Europea per cui “sarebbe messa a repentaglio la piena efficacia delle norme comunitarie e sarebbe infirmata la tutela dei diritti da esse riconosciuti se i singoli non avessero la possibilità di ottenere un risarcimento ove i loro diritti siano lesi da una violazione del diritto comunitario imputabile ad uno Stato membro” (C. giust. UE, 19.11.1991, C-6/90, C-9/90, Francovich e a., p.to 33; in senso conforme ex plurimis C. giust. UE, 16.12.1960, C-6/60, Humblet c. Stato belga; 22.1.1976, C-60/75, Russo c. Aima; C. giust. UE, 5.3.1996, C-46/93 e C-48/93, Brasserie du Pêcheur; 4.7.2000, C-424/97, Haim; C. giust. UE, 30.9.2003, C-224/01, Köbler; 13.6.2006, C-173/03, Traghetti del Mediterraneo; 24.11.2011, C-379/10, Commissione c. Italia).

 

Come se ciò non bastasse, anche escludendo l’evidente violazione del Diritto dell’Unione Europea, la deviante normativa italiana in tema di green pass eccede vistosamente i limiti e i c.d. controlimiti della Costituzione Italiana posti, fra l’altro, dagli art. 1, 2, 3, 4 nonché dell’art. 10 Cost. (per esempio in relazione alla Dichiarazione universale dei Diritti dell’Uomo, alle già citate CDFUE e CEDU, convenzione di Oviedo del 1997, la Dichiarazione di Helsinki del 1964 e ss. revisioni ed integrazioni, Codice di Norimberga del 1947, Council for International Organizations of Medical Sciences del 1949; Dichiarazione Universale di Bioetica dell’UNESCO) nonché degli artt. 16, 29, 30, 32 e, per quanto espressamente Vi riguarda, anche l’art. 34 Cost.

 

Con riserva di ogni ulteriore e più approfondita contestazione nelle opportune sedi legali, Vi segnalo che l’attuale normativa italiana è pacificamente il frutto di un illecito ed illegale abuso dei DPCM e della Decretazione d’urgenza con conseguente violazione di tutta la parte II della Costituzione e soprattutto degli art. 70 e ss. nella sezione appositamente dedicata alla formazione delle Leggi. In tutto questo, evidenzio che le attività di repressione, controllo e coercizione sono state illegittimamente e pericolosamente demandate a soggetti diversi dall’autorità di pubblica sicurezza e – cosa ancor più grave e pericolosa – obliterando il necessario intervento dell’autorità Giudiziaria.

 

A tal proposito, Vi ricordo che ai sensi dell’art. 13 Cost. Vi “La libertà personale è inviolabile. Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell'autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge. In casi eccezionali di necessità ed urgenza, indicati tassativamente dalla legge, l'autorità di pubblica sicurezza può adottare provvedimenti provvisori, che devono essere comunicati entro quarantotto ore all’autorità giudiziaria e, se questa non li convalida nelle successive quarantotto ore, si intendono revocati e restano privi di ogni effetto. È punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà.”

 

Poiché si suppone (e si spera) che presso il Vostro istituto si insegni anche la storia, Vi ricordo che “La Repubblica di Weimar era stata abbattuta, ma la costituzione del 1919 non fu mai formalmente abrogata. La modalità di esercizio della funzione legislativa fu quindi, durante il Terzo Reich, quella della decretazione governativa di urgenza, resa strutturale con la legge 24 marzo 1933 mediante la quale il Reichstag a maggioranza nazionalsocialista “devolveva” al governo l’ordinaria funzione legislativa; situazione poi ulteriormente evoluta in una produzione di atti sostanzialmente normativi ad opera di strutture extra-costituzionali costituite da “comitati” o “uffici” direttamente riferibili al Führer [2]. Una serie di decreti emessi nei due anni successivi pose poi sotto stretta dipendenza dal ministro degli Interni le autonomie locali” (G. Bettarino, giudice del Tribunale di Varese, L’attacco alla giurisdizione come elemento della politica nazionalsocialista. Una questione contemporanea?, Magistratura Democratica, il 04/09/2018).

 

Con riferimento alla sopra contestata erosione del ruolo dell’Autorità Giudiziaria nell’attuale panorama normativa italiano “Un ulteriore e coerente passaggio di depotenziamento della giurisdizione avrebbe riguardato in seguito le funzioni amministrative della Gestapo: nel 1935 una sentenza della corte suprema amministrativa aveva dichiarato non soggetti alla giurisdizione amministrativa gli atti e gli ordini della Gestapo; con decreto del 10 febbraio 1936 fu data alla Gestapo una nuova disciplina legale, attribuendole compiti di polizia su tutto il territorio dello Stato ed escludendo − ora dunque per via normativa e non solo giurisprudenziale − la possibilità di ricorrere contro i suoi atti ai tribunali amministrativi.” (G. Bettarino, giudice del Tribunale di Varese, L’attacco alla giurisdizione come elemento della politica nazionalsocialista. Una questione contemporanea?, Magistratura Democratica, il 04/09/2018).

 

Tanto premesso, Vi diffido dal dare ulteriore corso alle attuali disposizioni pseudo-normative in tema di Green Pass con l’avvertimento che né la Vostra amministrazione né il personale da Voi impiegato potrà in alcun invocare a propria discolpa la normativa interna né tantomeno l’art. 51 cod. pen. stante la preminenza dell’obbligo giuridico su di voi incombente di disapplicare le disposizioni interne della cui illegittimità e illegalità Vi ho voluto appositamente rendere edotti a mezzo della presente.

 

Tanto premesso, Vi esorto a ripristinare gli ordinari servizi e le ordinarie modalità di accesso agli istituti scolastici e Vi comunico che qualunque forma di perquisizione o ispezione personale, atto di violenza privata, limitazione della libertà personale o dell’accesso dei genitori ai propri figli ad opera dal personale della Vostra amministrazione, così come qualsiasi accertamento o trattamento medico-sanitario sui minori che non sia stato preventivamente autorizzato per iscritto dai genitori, sia esso all’interno della scuola ovvero nelle sue immediate vicinanze, verranno immediatamente perseguiti in tutte le opportune sedi Legali.

  

Distinti saluti. 

 

Avv. Carlo Florio