DIRITTO PENALE - PARTE GENERALE

Depenalizzazioni e illeciti civili ad opera dei D.LGS. 7 e 8 del 2016

Sono entrati in vigore i Decreti Legislativi n. 7 e 8 del 2016, adottati in attuazione della Legge Delega n. 67/2014.  Con il D.Lgs. n. 7/2016, sono state abrogate le seguenti figure di reato: continua a leggere

Per approfondimenti: gli illeciti di falso dopo il D.Lgs. n. 7/2016 - abrogazione dell'art. 594 c.p., ingiuria - il danneggiamento dopo il D.Lgs. 7/2016 - Il D.Lgs. n. 8/2016 ed i nuovi illeciti amministativi le depenalizzazioni salvate dalla Consulta

Avvocato penalista Como Lawyer

"Ogni pena che non derivi dall’assoluta necessità, dice il grande Montesquieu, è tirannica; proposizione che si può rendere piú generale cosí: ogni atto di autorità di uomo a uomo che non derivi dall’assoluta necessità è tirannico. Ecco dunque sopra di che è fondato il diritto del sovrano di punire i delitti: sulla necessità di difendere il deposito della salute pubblica dalle usurpazioni particolari; e tanto piú giuste sono le pene, quanto piú sacra ed inviolabile è la sicurezza, e maggiore la libertà che il sovrano conserva ai sudditi. Consultiamo il cuore umano e in esso troveremo i principii fondamentali del vero diritto del sovrano di punire i delitti, poiché non è da sperarsi alcun vantaggio durevole dalla politica morale se ella non sia fondata su i sentimenti indelebili dell’uomo. Qualunque legge devii da questi incontrerà sempre una resistenza contraria che vince alla fine, in quella maniera che una forza benché minima, se sia continuamente applicata, vince qualunque violento moto comunicato ad un corpo." Cesare Beccaria, Dei delitti e delle pene

Sulla natura penale della sanzione e del procedimento

A seguito del celebre caso Engel ed altri c. Paesi Bassi del 1976 (scarica la sentenza), non ci è più consentito qualificare una sanzione o un procedimento in termini meramente formali dovendone l’interprete riconoscere la natura sostanzialmente penale in funzione anche di uno soltanto dei tre criteri conosciuti, appunto, come “criteri di Engel”, più precisamente... (continua a leggere)

La Consulta salva le depenalizzazioni del 2016

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Mattia Preti - Pilato si lava le mani

Un illuminato Giudice di Varese ha sollevato diverse questioni di legittimità costituzionale rilevando la natura sostanzialmente penale dei "nuovi" illeciti amministrativi. Le norme contestate sono state tuttavia salvate dalla Consulta che ne ha rilevato l'inammissibilità.

Si riporta, di seguito, la Sentenza n. 109 del 2017 che ha così deciso.. continua a leggere

 26 Maggio 2017


DIRITTO PENALE - PARTE SPECIALE

Diffamazione su Facebook: postare un messaggio offensivo di altri

La Corte di Cassazione, Sez. V penale, con sentenza del 29 Gennaio 2016, n. 3981, ha chiarito "che l'imputato condividesse o meno i presunti insulti che altri avrebbero "postato" è infatti circostanza irrilevante nella misura in cui la sua condotta materiale non evidenzia oggettivamente alcuna adesione ai medesimi, rilanciandoli direttamente o anche solo indirettamente. E' evidente che ... (continua a leggere).

Omesso versamento dell'assegno di mantenimento

In riferimento all'art. 570 c.p., violazione degli obblighi di assistenza familiare, e più precisamente all'omesso versamento dell'assegno di mantenimento, la Corte di Cassazione, Sez. VI penale, con sentenza n. 3741/2016, si è recentemente pronunciata a proposito di: natura del reato e decorrenza del termine di prescrizione, incapacità economica dell'imputato, irrilevanza dell'ausilio economico di terzi. Più precisamente ... continua a leggere

Coltivazione non autorizzata di piante "vietate" e principio di offensività

La Corte di Cassazione, con sentenza 5254 del 2016, ha ritenuto che "a fronte della realizzazione della condotta tipica, che è la coltivazione di una pianta conforme al "tipo botanico" e che abbia, se matura, raggiunto la soglia di capacità drogante minima, il giudice potrà e dovrà valutare se la condotta stessa sia del tutto inidonea alla realizzazione della offensività in concreto. L'ambito di tale riconoscibile inoffensività è, ragionevolmente, quello del conclamato uso esclusivamente personale e della minima entità della coltivazione tale da escludere la possibile diffusione della sostanza producibile l'ampliamento della coltivazione;

l'onere della prova, spettando all'accusa dimostrare la realizzazione del fatto tipico, va ritenuto tendenzialmente a carico dell'imputato anche se è probabile che la condizione di inoffensività sia di immediata percezione.

7. Risulta quindi corretto affermare che l'avere coltivato due piantine, senza alcuna ragione di ritenere che i ricorrenti avessero altre piante non individuate e, quindi, essendo certo che quanto individuato esauriva la loro disponibilità senza alcuna prospettiva di utile distribuzione in favore di terzi consumatori, non è in concreto una condotta offensiva per le ragioni anzidette" (Cass. pen. Sez. VI, Sent., (ud. 10-11-2015) 09-02-2016, n. 5254)

Droghe leggere, rideterminazione della pena a seguito della Corte Cost. Sent. n. 32/2014

Avvocato Penale Lawyer

A seguito della declaratoria di incostituzionalità della pena per il reato di spaccio di droghe leggere (v. Corte Cost. sent. n. 32/14), “il Giudice dell’esecuzione recupera il potere di stabilire la pena rispettando i criteri irrinunciabili della proporzionalità ed adeguatezza, in ossequio ai parametri di cui all'art. 133 cod. pen.” (Cass. Pen., Sez. III, 20 luglio 2015, n. 31389).

Il Giudice dell’esecuzione, pertanto, non potrà semplicemente eliminare la parte di pena divenuta illegale perché eccedente il massimo conforme alla Costituzione ma dovrà rideterminala interamente e dare conto della corrispondenza del nuovo computo ai suddetti principi (per ulteriori contributi a proposito della progressiva erosione del principio della c.d. intangibilità del giudicato, clicca qui).

Droghe leggere, aumento di pena per i reati satellite a seguito della Corte Cost. Sent. n. 32/2014

Le Sezioni Unite Penali della Corte di Cassazione, con sentenza n. 22471/2015, hanno affermato il seguente principio: “Per i delitti previsti dall’art. 73 d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, l’aumento di pena calcolato a titolo di continuazione per i reati-satellite in relazione alle così dette “droghe leggere” deve essere oggetto di specifica rivalutazione da parte dei giudici del merito, alla luce della più favorevole cornice edittale applicabile per tali violazioni, a seguito della sentenza n. 32 del 2014 della Corte costituzionale, che ha dichiarato la incostituzionalità degli artt. 4-bis e 4-vicies ter della legge 21 febbraio 2006, n. 49 (di conversione del decreto legge 30 dicembre 2005, n. 272) e ha determinato, in merito, la reviviscenza della più favorevole disciplina anteriormente vigente”. Fonte: www.cortedicassazione.it


DIRITTO  PROCESSUALE  PENALE

La non punibilità per particolare tenuità del fatto

A quasi un anno dall'introduzione dell'istituto della non punibilità per particolare tenuità del fatto, ad opera del d.lgs. n. 28 del 2015, è giunto il momento di fare il punto della situazione sulle principali questioni affrontate dalla giurisprudenza in materia .. continua a leggere

Alcoltest - omesso avviso della facolta' di farsi assistere dal difensore - nullita' a regime intermedio deducibile fino al momento della deliberazione della sentenza di primo grado

Le Sezioni Unite, risolvendo un contrasto tra le Sezioni semplici, hanno stabilito:
- che la nullità a regime intermedio, derivante dalla violazione dell'art. 114 disp. att. cod. proc. pen. per il mancato avvertimento al conducente di un veicolo da sottoporre ad esame alcolimetrico della facoltà di farsi assistere da un difensore di fiducia, può essere tempestivamente dedotta fino al momento della deliberazione della sentenza di primo grado, ai sensi degli artt. 180 e 182, comma 2, cod. proc. pen.;
- che, in relazione all'art. 182, comma 2, primo periodo, cod. proc. pen., per "parte" sulla quale grava l'onere di eccepire la nullità di un atto nel caso in cui vi assista non può intendersi mai l'indagato o l'imputato, ma solo il difensore (o il pubblico ministero). (Cassazione Penale, Sezioni Unite, Sentenza n. 5396 ud. 29/01/2015 - deposito del 05/02/2015 - download PDF) - Fonte: www.cortedicassazione.it

Nuove norme in materia di diritti, assistenza  e protezione delle vittime di reato

Il Decreto Legislativo 15 dicembre 2015, n. 212, ha dato attuazione della direttiva 2012/29/UE apportando importanti modifiche al codice di rito. Fra le principali novità, occorre menzionare l’ampliamento del concetto di “nucleo familiare” ai fini dell’esercizio delle facoltà e dei diritti della persona offesa deceduta in conseguenza del reato, l’introduzione di obblighi informativi e comunicazioni da parte della autorità procedente ed il diritto all’assistenza linguistica.

E’ inoltre garantita alla persona offesa che versi in stato di particolare vulnerabilità, come definito dall’art. 90 quater c.p.p., l’applicazione di modalità protette nell’esecuzione dell’incidente probatorio o della prova testimoniale ovvero in sede di sommarie informazione.

La mancata comparizione della persona offesa innanzi al Giudice di Pace

Nei procedimenti davanti al giudice di pace, la mancata comparizione della persona offesa in udienza equivale a manifestazione della volontà di non opporsi alla dichiarazione di improcedibilità dell'azione penale per la particolare tenuità del fatto (v. Corte di Cassazione, Sezioni Unite, INFORMAZIONE PROVVISORIA N° 17 del 16 Luglio 2015). Per approfondimenti, clicca qui.

la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo contro il mancato intervento da parte delle Autorità italiane nell'assicurare all’imputato una adeguata difesa nel processo (Sannino c. Italia, 2006)

Nel ricorso proposto alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, in Sannino c. Italia, 2006, un cittadino italiano lamentava, in particolare, che il processo che aveva portato alla sua condanna non era stato equo e che non gli era stato garantito un secondo grado di giudizio. Durante il processo era stato difeso da diversi avvocati, sia di fiducia che d’ufficio. Condannato a 2 anni di reclusione, il ricorrente aveva proposto senza successo diverse impugnazioni.

La Corte ha rilevato che il difensore nominato d’ufficio al ricorrente era stato informato della data della successiva udienza, ma non della propria nomina. Tale mancanza da parte delle autorità ha comportato per il ricorrente lo svantaggio di essere rappresentato ad ogni udienza da un diverso difensore, nominato di volta in volta ai sensi dell’art. 97, quarto comma c.p.p. e senza ovviamente alcuna conoscenza del cas (tanto che i medesimi difensori non avevano richiesto che fossero ascoltati i testimoni a favore della difesa, la cui audizione era stata autorizzata dal Tribunale su istanza dei primi due avvocati).

Le Autorità Italiane autorità hanno omesso di disporre un rinvio per permettere ai vari difensori di approfondire il caso: le autorità italiane non si erano in alcun modo assicurate che l’imputato fosse adeguatamente difeso e rappresentato così che la Corte ha ravvisato nella fattispecie una violazione dell’art. 6 CEDU (sintesi sentenza prelevata dal sito www.camera.it - download PDF; v. anche testo in lingua inglese e francese, SANNINO c. ITALIA, ricorso n. 30961/03, III Sez., Sentenza 27 Aprile 2006, ECHR - REPORTS OF JUDGMENTS AND DECISIONS 2006-VI; v. anche testo tradotto, estratto da www.giustizia.it - download PDF).


Corte Costituzionale: è legittima l'esclusione di riti alternativi innanzi al giudice di pace

Il procedimento davanti al giudice di pace presenta caratteri assolutamente peculiari tali da giustificare sensibili deviazioni rispetto al modello ordinario: il decreto legislativo n. 274 del 2000 contempla un apparato sanzionatorio del tutto autonomo e forme alternative di definizione non previste dal codice di procedura penale che si innestano in un procedimento in cui il giudice deve favorire la conciliazione tra le parti: il giudice di Pace, può escludere la procedibilità per la particolare tenuità del fatto, ex art. 34, comma 2 (solo se non risulta un interesse della persona offesa alla prosecuzione del procedimento) e, dall'altro, può pronunciare l'estinzione del reato conseguente a condotte riparatorie, ex art. 35, commi 1 e 5 (dopo aver sentito la persona offesa). Pertanto, non viola la costituzione l’esclusione dei riti alternativi nel processo innanzi al Giudice di Pace (Corte Cost., Ord. 228/2015, download PDF).

I principi del processo penale minorile

Si anticipa, in anteprima, il primo articolo del D.P.R. n. 448/1988 che nei prossimi mesi si spera di poter pubblicare interamente commentato, con appendice normativa e giurisprudenziale. Il testo, ovviamente nella sua versione digitale, è concepito per essere interattivo.

Il processo penale minorile suole definirsi un sistema aperto stante il richiamo espresso in via sussidiaria alla disciplina del rito ordinario penale. La Corte Cost., sent. n. 323/2000, ha esteso l’ambito applicativo delle norme del codice di procedura penale, ritenendole prevalenti su quelle del D.P.R. n. 448/1998, laddove risultino più favorevoli al minore: “Quale che sia dunque, in generale, la ricostruzione che si debba effettuare dei rapporti fra norme del codice e norme del decreto sul processo minorile, trattandosi in questo caso di una norma specifica di maggior favore per i possibili destinatari delle misure cautelari... continua a leggere